La visibilità muta dell’oggetto

Sergio Scabar

25 febbraio – 2 aprile 2021
trart – viale xx settembre 33, Trieste

La presentazione in streaming sui canali FB e YouTube Zeropixelfestival giovedì 25 febbraio 2021 alle ore 17 della mostra fotografica La visibilità muta dell’oggetto dedicata al Maestro Sergio Scabar. All’evento,che consolida il paternariato del Festival con lo spazio d’arte Trart, interverranno Federica Luser, curatrice della mostra, Ennio Demarin, direttore artistico del Festival e Lucia Comuzzi Scabar.  La curatrice, Federica Luser, ha creato un percorso retrospettivo dell’autore isontino, che abbraccia un’arco temporale che va dal 1969 al 2016.

Un omaggio a Sergio Scabar, poeta della fotografia. Dalle sperimentazioni anni ’70 con Persuasione consumistica, al silenzio di luce degli ultimi Oggetti silenti, 30 fotografie che ripercorrono brevemente il percorso creativo del fotografo isontino.

 

La mostra sarà allestita presso lo spazio d’arte Trart di Viale XX Settembre 33 di Trieste fino al 2 aprile 2021 da martedì a venerdì dalle 17 alle 19.30.

Saranno osservati i protocolli anti-covid. Capienza massima 6 persone alla volta.

 

Per eventuali prenotazioni edizioni.trart@gmail.com o info@trart.it

 

Un omaggio a Sergio Scabar, poeta della fotografia. Dalle sperimentazioni anni ’70 con Persuasione consumistica, al silenzio di luce degli Oggetti silenti, 30 fotografie che ripercorrono, con una scelta mirata, il percorso creativo del fotografo isontino.

Se prima la sperimentazione verteva su reportage (anni Settanta) e su linguaggi ibridi in cui la fotografia era uno dei mezzi espressivi usati per fotomontaggi, assemblage e collage, come in Teche,  copertine dei CD del 1986, poi la sperimentazione si concentra sulla ripresa e sulla stampa, su quella speciale tecnica “alchemica” che distingue la produzione fotografica di Sergio Scabar, sempre in esemplare unico.

Dalla fine degli anni Ottanta, il soggetto diventa l’oggetto. L’ambiente è uno spazio chiuso a lui affine, intimo, lo studio. Qui nascono le sue composizioni. Una vera e propria mise en scène, con una gamma cromatica bassa, giocata sui toni bruni e grigio scuri, con uno sfondo neutro e una meticolosa disposizione degli oggetti. Il punto di fuga sempre centrale permette una facile lettura dell’immagine, così come la luce che proviene da destra. Non c’è bisogno di spiegazione, non è necessaria, importante è lasciarsi condurre per mano nel magico mondo degli oggetti, assaporare i silenzi e cogliere la loro visibiltà muta, come Alberto Savinio definiva il credo metafisico.

È il momento della contemplazione: lo sguardo dell’artista accarezza le curve delle ciotole e quelle delle bottiglie, indaga le trasparenze, tratta la materia come un pittore. Ama i chiaroscuri, le lumeggiature, i giochi geometrici di forme diverse accostate o sovrapposte, le sottili linee di contorno. Cerca l’armonia, l’equilibrio assoluto tra spazio e tempo, dove quest’ultimo è eternato nello spazio di un attimo.

È “il silenzio di luce”.

Date

24 Febbraio 2021

Category

Mostre

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