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	<title>Mostre &#8211; trart</title>
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		<title>Elisa Vladilo</title>
		<link>https://www.trart.it/portfolio_page/elisa-vladilo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazTrart25]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 10:30:41 +0000</pubDate>
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			<h4 class="info_section_title">Prendo il paesaggio e lo porto con me</h4>
<h6></h6>
<h6 style="text-align: right;">INAUGURAZIONE 10 LUGLIO</h6>
<h6 style="text-align: right;">11 luglio &#8211; 12 settembre 2026<br />
trart – viale xx settembre 33, Trieste</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Modificare il contesto urbano con il colore, attraverso una gamma cromatica dalle accese tonalità di rosa, arancione, giallo, azzurro e verde, colori che inequivocabilmente parlano di Elisa Vladilo, è la cifra scelta dall’artista che da oltre trent’anni riempie di gioia gli occhi con le sue installazioni e interventi negli spazi cittadini e nel territorio.</p>
<p class="p1">Cerchi azzurri sulle facciate delle case, balle di fieno arancioni, gialle e azzurre immerse nei prati verdi o al centro di Trieste, installazione dallo splendido e appropriato titolo <em>Summertime</em>, environmental painting come <em>Echo Surrounding</em> (2020) realizzato in Porto Vecchio a Trieste, intervento destinato a essere imprescindibile nell’immaginario collettivo, o l’opera <em>My favorite place</em> (2007) sul molo Audace, sono solo alcuni degli interventi documentati da progetti e foto, queste ultime ora stampate, in esemplare unico, e allestite in un percorso non solo documentario.</p>
<p class="p1">Immagini che testimoniano un lavoro di oltre trent’anni che ha visto il coinvolgimento di artisti, semplici spettatori e Istituzioni, sull’onda dell’allegria, ma anche molto rigoroso, dettato da una progettualità precisa, in cui il colore diventa elemento strutturale dello spazio con cui si relaziona: si pensi allo splendido lavoro sul molo Audace a Trieste che ha rivitalizzato un luogo molto amato dai triestini: «l’obiettivo fondamentale è di portare vitalità, gioia, animare i luoghi abbandonati, rigenerare gli spazi» dice in un’intervista.</p>
<p class="p1">Il colore prorompe in luoghi abituati al grigio dell’asfalto, del cemento armato, della pietra in un gioco gioioso di semplici forme geometriche che si sovrappongono e intrecciano. Paesaggi mentali portati alla sintesi estrema sottolineano il bisogno di allegria e di grazia anche in spazi preposti ad altro o marginali. Nascono le strisce pedonali rosa o arancioni del 2010, le strade dipinte di blu, celeste e turchese a Nervesa della Battaglia in Veneto, le finestre del teatro Franca e Franco Basaglia nel comprensorio di San Giovanni a Trieste nel 2024. Altre volte Elisa Vladilo entra direttamente nel paesaggio, con interventi che si inseriscono perfettamente nella loro morfologia come <em>Sole esploso</em> (2002) e <em>Belvedere</em> (2016). Ma sempre i suoi interventi colorati infondono una speciale energia positiva ai luoghi. Al colore lavabile dipinto direttamente su ogni tipo di superficie, Elisa Vladilo alterna PVC colorato o panni di feltro, che aggiungono una morbidezza diversa alle sue installazioni, come sul molo Audace il cui effetto resta nella memoria di tanti. Forte della sua cifra stilistica Elisa Vladilo ha collaborato con la regista triestina Sabrina Morena alla realizzazione di <em>Rimad’origine </em>offrendo il suo lavoro declinato nei caldi e accoglienti colori rosa giallo e arancione, alle poesie di donne provenienti da ogni parte del mondo, un lavoro corale che dal 2013 continua ad accompagnarci ogni anno.</p>
<p class="p1">A memoria di tanto lavoro le fotografie, brevi narrazioni di ogni singola installazione offerta da Elisa Vladilo che, per scelta, ha un tempo definito da sole, pioggia e vento o dalla burocrazia!</p>

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	</div> </div></div></div></div></div>
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		<title>Manuela Sedmach</title>
		<link>https://www.trart.it/portfolio_page/manuela-sedmach/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazTrart25]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 10:12:45 +0000</pubDate>
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			<h4 class="info_section_title">Lontano da vicino</h4>
<h6></h6>
<h6 style="text-align: right;">INAUGURAZIONE 15 MAGGIO</h6>
<h6 style="text-align: right;">16 maggio &#8211; 27 giugno 2026<br />
trart – viale xx settembre 33, Trieste</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>&lt;&lt;La mia non è pittura, non l’ho più considerata tale da quando ho smesso con la materia che sporge, ma ho iniziato a fare entrare la materia al di là della tela&gt;&gt;. Così Manuela Sedmach in una lettera al critico d’arte e amico Elio Grazioli, pubblicata nel volume <i>Manuela Sedmach, Liminal.</i></p>
<p>…far entrare la materia al di là della tela, questa è la chiave per capire le sue opere, mai semplici paesaggi, ma luoghi mentali da guardare, dove posare lo sguardo per poi lasciarsi trascinare in quelle potenti visioni e vagare con l’immaginazione là dove i pensieri risiedono.</p>
<p>Sono gli stessi titoli dati ai vari cicli pittorici a fare riferimento a un pensiero: <i>Dubito ergo cogito, Em Lugar algum (In qualche luogo), In nessun luogo, Dove, Liminal, Heimlich </i>e non a un dato fisico particolare e specifico, perché la pittura di Manuela Sedmach è Manuela Sedmach.</p>
<p>Opere lavorate con una forza fisica enorme: strati e strati di colore sovrapposti in gradazione e stesi con la pennellessa, da cui lentamente le immagini appaiono, nascono si concretizzano come in un procedimento alchemico che si avvicina molto alla fotografia analogica.</p>
<p>Tele quasi sempre orizzontali anche di grandi dimensioni o altrimenti quadrate, che presentano una superficie liscia in cui la materia quasi non si percepisce.</p>
<p>L’immagine di base è spesso il deserto, inteso come un luogo immenso e lontano, apparentemente immobile, ma in realtà perennemente in movimento. Manuela Sedmach lo percorre mentalmente proponendo infinite variazioni sul tema: distese di sabbia mosse dal vento con avvallamenti, orme, dune in cui la luce definisce lo spazio delineando perfettamente la linea d’orizzonte, unico elemento che ci permette di uscire dal concetto astratto.</p>
<p>La forma non esiste, semmai delle tracce o apparizioni che a guardarle attentamente potrebbero anche scomparire sospinte da un vento eterno e costante. Il suo interesse non è tanto di rappresentare l’immagine del deserto, ma di sentirlo a tal punto che le sue tele sono il deserto, come scrive l’artista in un’altra lettera.</p>
<p>Manuela Sedmach insegue il proprio demon, o quella necessità interiore, come scriveva Kandinsky, che la spinge alla ricerca di quel <i>quid </i>inseguito da chi dell’arte fa una ragione di vita, alla ricerca dell’idea di infinito sulla scia dei grandi romantici.</p>
<p>In alcuni suoi cicli dai fondi di un tono cromatico inconfondibile, appaiono ombre che noi interpretiamo come figure umane, forse stimolati dal titolo: <i>Guardatori, </i>o fiori di campo come in <i>Liminal</i> o ancora ortensie come in <i>Occhi bianchi, </i>che sembrano più impronte provenienti da tempi e luoghi lontani che dalla contemporaneità, forse materializzazione di idee o evocazione di ricordi.</p>
<p>Ed è proprio il rapporto spazio/tempo che nelle opere di Manuela Sedmach sfida la nostra percezione spostando l’immaginazione verso un altrove che è il luogo sempre ricercato dagli artisti di ogni tempo.</p>

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		<title>INTORNO AL LIBRO D&#8217;ARTISTA &#8211; MILANO TRIESTE A/R</title>
		<link>https://www.trart.it/portfolio_page/intorno-al-libro-dartista-milano-trieste-a-r/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazTrart25]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 15:08:44 +0000</pubDate>
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			<h4 class="info_section_title">INTORNO AL LIBRO D&#8217;ARTISTA</h4>
<p>Milano-Trieste A/R</p>
<h6></h6>
<h6 style="text-align: right;">10 aprile &#8211; 09 maggio 2026<br />
trart – viale xx settembre 33, Trieste</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Il libro d’artista è<span class="Apple-converted-space">  </span>un&#8217;avventura. Un oggetto d&#8217;arte a sé<span class="Apple-converted-space">  </span>in cui si possono sperimentare tecniche e modi in totale libertà. Alle dimensioni normalmente piuttosto ridotte, corrisponde una ricchezza notevole in termini di contenuto, una metafora perfetta rispetto al prezioso valore del libro in sé. Un mondo variegato alimentato dalla volontà artistica individuale di cui bisogna sempre tener conto.</p>
<p class="p1">A conferma di questo i 21 artisti presenti a Trieste utilizzano il libro d&#8217;artista come luogo di sperimentazione in cui convivono<span class="Apple-converted-space">  </span>più codici<span class="Apple-converted-space">  </span>linguistici. Opere su carta in cui l’artista usa la calligrafia a china, l’intaglio, la pittura ad acquerello o a olio, acrilico o a tempera. A volte l’ intreccio di segni è determinato dall’incisione o dal filo cucito, altre è l’intaglio a prevalere. Oppure predomina l’immagine fotografica nelle sue declinazioni.</p>
<p class="p1">La mostra <i>Intorno al Libro d’Artista. Milano-Trieste A/R </i>nasce quale ponte ideale tra Milano e Trieste, tra lo SpazioMantegna e Trart nel pieno spirito di reciprocità, nell’intento di creare iniziative artistiche condivise dedicate particolarmente alla grafica e alla stampa d’arte. I 21 artisti invitati espongono un libro d’artista coerente con la propria poetica e sono:</p>
<p class="p1">Carlo Alberto Andreasi | Maddalena Bellorini | Patrizia Bigarella | Claudia Cervo | Simonetta Chierici | Giuliana Consilvio | Laura Di Fazio | Paola Estori | Alda Failoni | Fernanda Fedi | Federica Finotto | Gino Gini | Fulvia Grbac | Patrizia Lonardi | Pietro Porro | Susanna Anna Redaelli | Magda Starec | Monica Sartori | Laura Stor | Nadia Tognazzo | Franco Vecchiet</p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
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		<title>Claudia Cervo</title>
		<link>https://www.trart.it/portfolio_page/claudia-cervo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazTrart25]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 17:00:35 +0000</pubDate>
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			<h4 class="info_section_title">Per luce sola</h4>
<h6></h6>
<h6 style="text-align: right;">28 febbraio &#8211; 31 marzo 2026<br />
trart – viale xx settembre 33, Trieste</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">A iniziare i festeggiamenti del 20° anno dello spaziotrart la mostra Per luce sola con le opere di Claudia Cervo, che nel 2006 aveva inaugurato lo spazio espositivo.</p>
<p class="p1">Se prima era il filo di juta a definire una figura, a sottolineare le linee di forza che emana un corpo, ora Claudia Cervo non ha più bisogno di sottolineature, il corpo si è trasformato in energia e l<span class="s1">’</span>energia è tradotta in luce. Non ha più bisogno di creare delle tracce precise perchè è consapevole che esse sono destinate a scomparire. Ecco allora che piccoli e brevi tocchi di colore bianco a olio sulla grezza tela di juta si trasformano in movimento seguendo direttrici predeterminate. Sono flussi dinamici che corrono sulla superficie verso dei punti precisi, e nella loro corsa contribuiscono a creare delle forme, appena intuibili: corpi di donne distese o dalle schiene inarcate, un gatto, una folla appena accennata. Forme che si sciolgono poi in paesaggi astratti impalpabili, dei soffi leggeri, soffi di vita in un tempo assoluto, mai determinato.</p>
<p class="p1">La materia è un elemento che si sviluppa nello spazio e nel tempo come un processo in continuo divenire e perciò stesso variabile, come se passato, presente e futuro si inseguissero su un unico piano: così Claudia Cervo segue il suo istinto e cerca di renderlo visibile.</p>
<p class="p1">Ogni opera è comunque sempre una sinfonia di luce che s<span class="s1">’</span>intensifica e poi si affievolisce come fosse condotta da una musica, una sinfonia con i suoi adagio, forte e fortissimo.</p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
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		<title>NUMERI UNO IN MOSTRA. Editoria periodica italiana 1969-2024</title>
		<link>https://www.trart.it/portfolio_page/numeri-uno-in-mostra-editoria-periodica-italiana-1969-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazTrart25]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 17:00:57 +0000</pubDate>
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			<h4 class="info_section_title" style="text-align: left;">NUMERI UNO IN MOSTRA</h4>
<p class="info_section_title" style="text-align: left;">Editoria periodica italiana 1969-2024</p>
<h6 style="text-align: left;"></h6>
<h6 style="text-align: right;">12 dicembre 2025 &#8211; 31 gennaio 2026<br />
trart – viale xx settembre 33, Trieste</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre cinquant’anni di ricerca, più di 750 testate e una passione rara: Enrico Redaelli, storico art director dell’editoria italiana, ha raccolto i numeri uno – e talvolta i rarissimi numeri zero – dei periodici pubblicati in Italia dagli anni Sessanta a oggi. Un patrimonio unico che rivela mezzo secolo di storia politica, culturale e sociale attraverso le sue prime pagine.</p>
<p>Dopo l’apertura il 2 dicembre 2025 alla Biblioteca di via Senato a Milano, la mostra approda ora allo spaziotrart, seconda tappa del percorso espositivo. Qui è presentata una selezione di 150 testate, organizzate in 18 sezioni tematiche e arricchita da alcune preziose rarità, tra cui il primo <em>Corriere della Sera</em> del 1876. Un viaggio che restituisce l’immagine di un Paese in profonda trasformazione – soprattutto tra anni Settanta e Ottanta – e ribadisce il ruolo centrale di Milano come capitale dell’editoria periodica.</p>
<p>In un momento segnato dal calo dei lettori e dalla chiusura delle edicole, la mostra diventa un omaggio all’altra faccia dell’editoria italiana e ai grandi maestri della grafica – da Trevisani a Noorda, da Confalonieri a Pazienza – riaffermando il ruolo insostituibile dei periodici nella formazione culturale e visiva delle generazioni.</p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
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		<title>Alessandro Albert</title>
		<link>https://www.trart.it/portfolio_page/alessandro-albert/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazTrart25]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 16:30:39 +0000</pubDate>
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			<h4 class="info_section_title">Comfortably numb</h4>
<h6 style="text-align: right;">31 ottobre &#8211; 29 novembre 2025<br />
trart – viale xx settembre 33, Trieste</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è chi fotografa quello che riesce a comprendere. Io invece ho sempre fotografato per capire. Per questo la fotografia resta, dopo anni che la pratico, una continua e stimolante fonte di comprensione degli altri e di me stesso. Comfortably Numb rappresenta un diario per immagini iniziato nel 2013 e tutt’oggi in fase di sviluppo. Il processo creativo riguarda più il subconscio e utilizza un linguaggio onirico, ironico (sì: è un anagramma) e metafisico. Nella realizzazione c’è una componente di gioco, di voglia di sperimentare, di curiosità che nel mio caso è sempre stata la spinta per continuare a fotografare. Anche per questo motivo il mio linguaggio fotografico è in continua mutazione e, sebbene nel mio lavoro si possano leggere delle caratteristiche che si ripetono, non mi impongo una coerenza stilistica. Del resto, la creatività, per definizione, non può essere ripetitiva a meno che non si faccia del segno ripetitivo la cifra stilistica della propria creatività.</p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
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		<title>Ugo Valeri</title>
		<link>https://www.trart.it/portfolio_page/ugo-valeri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 17:08:50 +0000</pubDate>
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			<h4 class="info_section_title">Disegnare la vita</h4>
<h6 style="text-align: right;">12 settembre &#8211; 25 ottobre 2025<br />
trart – viale xx settembre 33, Trieste</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bohémien impenitente e dandy ribelle, Ugo Valeri viene spesso accostato a Toulouse-Lautrec per la capacità di dare corpo e anima, con pochi tratti, all’umanità che incrociava nel suo irrequieto peregrinare, nelle serate di stordimento, nel suo mordere un’esistenza sempre sopra le righe. Disegnatore formidabile, era considerato uno dei migliori talenti di quegli anni, corteggiato dalle migliori riviste italiane che stavano proliferando tra Bologna e Milano, lavorò come illustratore accanto a Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Notari e Neera, nelle redazioni di “Poesia”, “La Lettura”, “L’Illustrazione italiana”, “Il Secolo XX”, “Varietas”.</p>
<p>Nato a Piove di Sacco (Padova) nel 1873, frequentò le Accademie di Venezia e Bologna, e già nei primi anni del Novecento si affermò come artista di successo, partecipando a esposizioni di rilievo internazionale, tra cui la Biennale di Venezia e l’Esposizione Internazionale del Sempione. Con Gino Rossi, Felice Casorati, Umberto Moggioli, Ubaldo Oppi, Arturo Martini rappresentò quel nuovo fermento artistico che diede vita alla cosiddetta “secessione capesarina”, dando vita a esposizioni che lasciarono il segno nella storia dell’arte italiana. Morì giovanissimo a 37 anni cadendo da una finestra di Ca’ Pesaro nel 1911.</p>
<p>Come nella mostra a Ca’ Pesaro nel 1909, che lo consacrò al grande pubblico, riempì le tre salette a disposizione con schizzi, carboncini, acquarelli, gauches e olii, così allo spaziotrart si è voluto porgergli omaggio esponendo sessanta opere provenienti da alcune collezioni private. Un modo per raccontare la breve e intensa avventura artistica di una meteora della Belle Époque, un’artista cantore della strada, della giovinezza, dello sferragliare dei tram e dei primi bagliori della luce elettrica. I disegni esposti rivelano la sua mano rapida e incisiva, capace di restituire la frenesia della bohème veneziana, bolognese e milanese, e ne fanno uno degli interpreti più originali dell’arte italiana di inizio secolo. Con l’occasione saranno esposte anche tre opere inedite di recente entrate in una delle collezioni private.</p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
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		<title>Eterno femminino</title>
		<link>https://www.trart.it/portfolio_page/eterno-femminino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 19:06:26 +0000</pubDate>
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			<h4 class="info_section_title">Arte a Trieste tra fascino e discrezione</h4>
<h6 style="text-align: right;">21 dicembre 2023 &#8211; 1 aprile 2024<br />
civico museo sartorio, Trieste</h6>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-46 size-full" src="https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small.jpg" alt="" width="1037" height="66" srcset="https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small.jpg 1037w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-600x38.jpg 600w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-300x19.jpg 300w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-1024x65.jpg 1024w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-768x49.jpg 768w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-700x45.jpg 700w" sizes="(max-width: 1037px) 100vw, 1037px" /></p>
<p>La mostra Eterno femminino propone un punto di vista particolare su Trieste, la cui indiscussa peculiarità si riflette anche nel fascino discreto e volitivo delle figure rappresentate nei dipinti e nelle sculture scelte per l’esposizione ospitata nell’intimità delle stanze del Museo Sartorio.<br />
Qui una serie di ritratti femminili rispecchiano atmosfere ed echi di quella borghesia cosmopolita e pluriconfessionale che ha contribuito alla crescita economica e culturale della città nel diciannovesimo secolo e nel primo ’900.</p>
<p>Muse, amiche, mogli, amanti, donne bellissime e sfrontate, provocanti e soddisfatte, timide e riservate, incarnano l’anima di una Trieste osservata nelle sue pieghe più intime, e trovano spazio nelle opere di Franco Asco, Antonio Camaur, Glauco Cambon, Bruno Croatto, Cesare Cuccoli, Oscar Hermann Lamb, Mario Lannes, Pietro Lucano, Giannino Marchig, Piero Marussig, Giovanni Mayer, Argio Orell, Gino Parin, Nino Poliaghi, Arturo Rietti, Ruggero Rovan, Edgardo Sambo, Carlo Sbisà, Cesare Sofianopulo, Vito Timmel, Carlo Wostry, protagonisti della “Scuola triestina” scelti per questa esposizione.</p>
<p>Diversi sono i linguaggi espressivi che, pur strettamente determinati da un’esigenza di realtà &#8211; una costante dell’arte a Trieste per tutto il ’900 -, oscillano tra i riferimenti simbolisti e postimpressionisti e le atmosfere legate al mondo del Déco come a quelle del Realismo Magico. Ma il comune denominatore delle opere selezionate sta in quel fascino discreto e perturbante, in quella “scontrosa grazia” che affiora nelle pose, nelle espressioni dei volti, ma anche in uno sguardo o nel rapporto fra l’effigiata e il contesto, spesso espresso anche solo da un dettaglio e che riflette l’immagine di un’essenza sottile, quella di una città complessa e talvolta controversa: Trieste, appunto.</p>

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		<title>Collettiva Valvassori</title>
		<link>https://www.trart.it/portfolio_page/collettiva-valvassori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2023 14:51:34 +0000</pubDate>
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			<h4 class="info_section_title">Giorgio Valvassori</h4>
<h6 style="text-align: right;">20 gennaio &#8211; 4 marzo 2023<br />
trart &#8211; viale xx settembre 33, Trieste</h6>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-46 size-full" src="https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small.jpg" alt="" width="1037" height="66" srcset="https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small.jpg 1037w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-600x38.jpg 600w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-300x19.jpg 300w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-1024x65.jpg 1024w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-768x49.jpg 768w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-700x45.jpg 700w" sizes="(max-width: 1037px) 100vw, 1037px" /></p>
<p>La mostra propone alcune fasi della produzione dell’autore, a prima vista disomogenee, ma che, invece, rappresentano i momenti di un processo di crescita artistica ben preciso e connotato.</p>
<p>Sulle pareti le opere su carta risalenti al periodo che va dagli anni ’70 agli anni ’90: <em>Metamorfosi</em>, <em>Neri</em>, poi <em>Progetti</em>  e quindi, nell’ultima sala,  le installazioni <em>Piccolo</em> <em>Nido</em> e <em>Colonna</em>.  Le carte e le installazioni riunite in questa mostra pur essendo parziale documentazione dell’intera carriera artistica di Giorgio Valvassori, sono comunque altamente significative di un modo di operare, di relazionarsi con se stesso e con gli altri, con l’interno e con l’esterno, un modo di mettersi in discussione, di sperimentare differenti linguaggi, tecniche e materiali mescolando l’ordine con il disordine, unendo il rigore della geometria ad una più leggera ironia. Il senso del titolo “Collettiva Valvassori” è proprio in questo, scrive Franca Marri nel testo critico alla mostra.</p>
<p>Ogni disegno è un progetto e ogni progetto un’opera a sé, in  dialogo costante con qualcosa che è là da venire. Figure geometriche in attesa di delineare e configurare uno spazio: triangoli, cerchi, spirali, rettangoli e trapezi ora disegnati a grafite,, come nel ciclo Progetti,</p>
<p>ora  ricavati dal bitume steso sulla carta, come nel ciclo <em>Neri</em>, lavori, questi ultimi, realizzati tra il 1992 e il 1994, in cui prevale l’autonomia della forma e che possono essere letti singolarmente o come insieme, come un unicum che funziona proprio perché le singole opere colloquiano tra loro, richiamandosi ed equilibrandosi reciprocamente.</p>
<p>L’operato artistico di Giorgio Valvassori d’altronde si è sempre focalizzato sulla ricerca di un rapporto concreto tra spazio, materia e forma. Una ricerca eterogenea che si dispiega attraverso una pluralità di esperienze basate su un linguaggio multiplo, difficile da definire con un unico punto di vista. Bisogna altresì accettarlo nella sua complessità e semmai ricercare un probabile minimo comune determinatore.</p>

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		<title>Portraits from Burma</title>
		<link>https://www.trart.it/portfolio_page/portraits-from-burma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2022 17:43:03 +0000</pubDate>
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			<h4 class="info_section_title">Monica Denevan</h4>
<h6 style="text-align: right;">18 novembre &#8211; 10 dicembre 2022<br />
trart, viale xx settembre &#8211; Trieste</h6>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-46 size-full" src="https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small.jpg" alt="" width="1037" height="66" srcset="https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small.jpg 1037w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-600x38.jpg 600w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-300x19.jpg 300w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-1024x65.jpg 1024w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-768x49.jpg 768w, https://www.trart.it/wp-content/uploads/2020/04/sfondo_top_small-700x45.jpg 700w" sizes="(max-width: 1037px) 100vw, 1037px" /></p>
<p>Monica Denevan vive a San Francisco e qui  lavora come fotografa, ma è il Myanmar il suo luogo del cuore, per il fascino dei suoi paesaggi e la gentilezza degli abitanti di questo paese dalla storia travagliata.</p>
<p>Nasce così il progetto <em>Songs of the River: Portraits from Burma</em>, incentrato sull’incontro con le persone che abitano il fiume Irrawaddy (chiamato Fiume Madre), che attraversa da nord a sud tutto il Paese collegando Mandalay a Bagan.</p>
<p>Lontano dal brusio delle grandi città e dai circuiti turistici, Monica viene accolta dalle famiglie autoctone diventandone parte integrante, condividendo la quotidianità e trovando qui una seconda casa. I pescatori al fiume, le donne nei campi, i bambini che vanno a scuola, tutti cominciano a conoscere la fotografa californiana e ad accoglierla nelle proprie vite. Da questa intimità prendono forma i suoi scatti, frutto di un lavoro lungo anni. Scatti in cui gli abitanti delle rive del fiume, ormai amici, si prestano a diventare modelli e ad inscenare quello che l’artista ha in mente.</p>
<p>Con la sua reflex Bronica medio formato, Monica ricrea un mondo di figure eleganti e geometriche, crea spazi dove le figure umane inscenano danze, che, anche se immortalate in una frazione di secondo, trasmettono un nitido senso di movimento, riportando alla mente di chi le ammira le ballerine dei quadri impressionisti di Degas o le torsioni dei corpi in movimento di Richard Avedon.</p>
<p>Lo spazio del fiume diventa per Monica un palcoscenico dove dirigere i suoi esili ed eleganti attori, ricordando, come nota l’artista, gli antichi sfondi fotografici di inizi ’900.</p>
<p>La sua fotografia rientra in quella che viene denominata <em>staged photography,</em> <em>mise en scè</em><em>ne</em>, o più semplicemente “messa in scena”. Una fotografia caratterizzata da “un modo di relazionarsi del fotografo rispetto al visibile, inteso come luogo di elaborazione dell’illusione, dell’artificio, della fabula, piuttosto che come qualcosa di ‘oggettivamente’ registrabile attraverso il mezzo tecnico”, come da definizione Treccani.</p>
<p>Nelle sue immagini ritroviamo reminiscenze delle figure e delle ambientazioni del finlandese Arno Rafael Minkkinen o dell’americano Herb Ritts, ma anche di lavori di fotografi più recenti, come i militari dell’israeliano Adi Nes.</p>
<p>L’obiettivo di Monica non è raccontarci le vite dei suoi soggetti né tantomeno documentare un periodo storico. Al contrario, la fotografa dà sfogo alla sua immaginazione ricreando delle scene, dei quadri, regalandoci con le sue immagini evocative suggestioni di luoghi lontani.</p>
<p>Sono immagini in cui la composizione scenica dall’armonia perfetta, incontra il gusto <em>glamour </em>della fotografia di moda, dove la stasi dei luoghi è accarezzata dal movimento di corpi sinuosi e le ambientazioni essenziali, a tratti metafisiche, trovano completamento in soggetti dalle pose colme di drammatica intensità. Il tutto viene poi impresso in preziose stampe, uniche, create ossidando i sali d’argento sotto la luce dell’ingranditore nella sua camera oscura di San Francisco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Trart &#8211; 18 novembre &#8211; 10 dicembre 2022</p>
<p>Orari da martedì a sabato 17.30 &#8211; 19.30<br />
Mostra a cura di Giacomo Frullani e Federica Luser</p>

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