21
apr
PICCOLE BUONE COSE
 

 

Immaginate una stanza piena di oggetti, mobili, fotografie, quadri alle pareti, piccoli, grandi di tutti i generi e tecniche, paesaggi, ritratti, nature morte e qualche astratto.Vi soffermate sui quadri; provate a guardare. Ammirate il soggetto; vi stupite per la tecnica: qualsiasi forma scorgete non si limita ad apparire tale ma assume il valore che voi volete darle. Interiorizzate la forma, la fate vostra e ciò vi provoca piacere, il piacere della bellezza.

Non importa la dimensione delle opere, ciò che vi colpisce è l intensità e la semplicità del messaggio. Solo guardando riuscirete a sentire il pensiero che sottende alla creazione. La scelta di proporre una mostra dal titolo “Piccole buone cose” è, come in un’opera lirica, l overture a quanto sarà proposto nelle nostre stanze in futuro, ovvero una riflessione sui generi pittorici: Paesaggio, Natura morta, Figura, Ritratto ecc…, che solitamente, per comodità, chiamiamo classici, ma che ora possiamo anche definire contemporanei.

In questo senso Patrizia Bigarella, Raffaella Busdon, Claudia Cervo, Alda Failoni, Lucia Pescador, Denis Riva, Alessandro Vascotto e Franco Vecchiet hanno voluto proporre un momento del loro pensiero racchiudendolo in opere di piccolo formato, preziosi scrigni in cui l immediatezza del messaggio non ha bisogno di alcun filtro.

Ogni opera parla da sé. Passeggiate nei giardini di Alda Failoni, vi sedete su una panchina e annusate il profumo dei cespugli di rose.Vi lasciate trasportare nel mondo immaginario di Denis Riva dove uomini e animali vivono in una natura sognata.Dipanate i segni aggrovigliati di Claudia Cervo fino a scorgere in essi il bozzolo di una figura. Viaggiate con il pensiero nelle tracce di memoria dipinte da Patrizia Bigarella e in esse colorate le vostre emozioni. Entrate nelle incisioni di Franco Vecchiet e scorgete piccoli, magmatici paesaggi astratti, bellissimi, perfetti, equilibrati. Leggete le immagini create con la mano sinistra di Lucia Pescador, riconoscete le nature morte, i paesaggi come qualcosa che vi appartiene.Ammirate la bellezza carnale delle Nostre Signore di Raffaella Busdon, e percepite il gioco sottile della contraddizione tra santità e provocazione. Cogliete le sottili storie di delusione di volta in volta raccontate nei fogli di Alessandro Vascotto.La semplicità che percepite è frutto di un gioco d’ingegni, il vertice di una complessa architettura che ha la funzione di distillare un pensiero e far emergere l’emozione. In una parola: mestiere.

 
 
 
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